Il dibattito; Charlie Hebdo duello francese

Due intellettuali francesi si scontrano in questi giorni – per libri interposti – su blasfemia, Charlie Hebdo e libertà di espressione. Il solo fatto che simili questioni siano oggetto di dibattito e controversia indica quanto siamo già lontani dallo «spirito dell’11 gennaio», quando milioni di francesi scesero in piazza con i manifesti «Je Suis Charlie» in solidarietà con le vittime degli attentati. «Chi è Charlie?» si interroga in un saggio lo storico e sociologo Emmanuel Todd . «Ho vissuto l’11 gennaio come un lampo totalitario, tutti parlavano di libertà ma per la prima volta in vita mia ho avuto paura di esprimermi». Perché per Todd, quei quattro milioni di francesi in piazza «sono stati una perdita di sangue freddo, una pura e semplice truffa. È stata la difesa del diritto incondizionato a calpestare Maometto, personaggio centrale di un gruppo debole e discriminato».

In questo clima di riflusso, l’«Elogio della blasfemia» di Caroline Fourest sottolinea che molti adesso, a quattro mesi dagli attentati, incolpano i disegnatori perché «se la sono cercata»; tesi che ricorda l’«aveva la minigonna» degli stupratori di un tempo. E chi evoca le disuguaglianze sociali in Francia come giustificazione dimentica che i grandi terroristi islamici – da Osama Bin Laden a Jihadi John – sono istruiti e benestanti, mentre è un musulmano sans papiers Lassana Bathily, l’eroe che ha salvato sei ebrei durante l’attacco al supermercato kosher.

Stefano Montefiori

Corriere della Sera

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