L’intervista; «Così l’Europa subisce il ricatto di Ankara»

Con la questione dei rifugiati ci tiene in pugno La più dura è Merkel A Parigi Lo stesso Macron si è dimostrato troppo debole. In Kurdistan è in atto un massacro

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

PARIGI Caroline Fourest, saggista e documentarista francese, si interessa da tempo alla Turchia e alla questione curda. Sta per cominciare le riprese di Red Snake , il suo primo lungometraggio di fiction, una co-produzione franco-italiana sulle combattenti curde con Jasmine Trinca e Golshifteh Farahani.

Come affrontare Erdogan? Il «dialogo esigente» teorizzato dal presidente francese Macron secondo lei è il modo giusto?

«Onestamente anche Macron, che aveva debuttato benissimo sulla scena internazionale, si dimostra troppo debole sul dossier turco, non è all’altezza della situazione. La Turchia sta massacrando i combattenti curdi che ci hanno permesso di sconfiggere l’Isis. Quello che sta succedendo a Afrin, nel Nord della Siria, è una vergogna. I soldati turchi invocano il califfato prima di tagliare i seni delle soldatesse curde catturate vive, come è successo a Barîn Kobanê, una donna di 23 anni. Le immagine dei civili bombardati dovrebbero indurci a un altro tono nei confronti di Erdogan».

Perché non succede?

«L’Europa non è in grado di fare valere i suoi principi perché è sotto il ricatto della Turchia sui migranti».

Quando Macron ha ricevuto Erdogan all’Eliseo gli ha ricordato a lungo le violazioni dei diritti dell’uomo.

«Sì ma poi sul massacro dei curdi ad Afrin Macron non ha pronunciato le parole giuste. La nostra bussola è piuttosto la Germania, la cancelliera Merkel ha verso Erdogan un atteggiamento molto più duro, l’unico degno in questo momento».

Pensa che Erdogan non andrebbe incontrato?

«Il dialogo va bene, ma bisogna vedere per dire cosa. Erdogan commette atti di ingerenza grazie alle sue reti di fanatici e perseguita i suoi oppositori nel cuore dell’Europa. Nel Nord della Siria c’è stato un trasferimento dei poteri dall’Isis ai soldati turchi, Dabiq è passata dagli uni agli altri senza bisogno di combattere. Erdogan si pone come leader dell’Islam politico».

Il contro-argomento classico è che bisogna tenere un legame con la Turchia, non abbandonarla alla deriva.

«Ma la Turchia è già alla deriva, non può essere più radicale di così. Anzi, dovremmo porci la questione della sua permanenza nella Nato, organizzazione che ha dei difetti ma è fondata sul principio della difesa della libertà».

Stefano Montefiori

4 février 2018

Corriere della Sera

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