Basta con i falsi dibattiti sulla laicita'.

Basta con i falsi dibattiti sulla laicita’.

Un’associazione di genitori ed un partito di estrema destra, hanno la responsabilità, ciascuno a modo suo, di aver riacceso il dibattito sul velo indossato delle accompagnatrici scolastiche. Il rappresentante eletto LR Eric Ciotti ha presentato una proposta per vietarlo. Questa polemica é chiaramente a beneficio dei soli estremisti ed é in nessun modo legata al concetto di laicità.

Consapevole di seminare incomprensioni e pronta ad accettare le critiche dei falsi amici, ho sempre militato, anche prima della pubblicazione di « Genie de laïcité », per non estendere il divieto di indossare il velo ai genitori.  Questo abuso di potere minerebbe il compromesso laico che abbiamo trovato. Potrebbe persino farci perdere il tutto.

La locandina del FCPE, un’associazione di genitori visibilmente militanti, ha lanciato questa Polemica. « Sì, vado in gita scolastica, e allora?”, la frase é lanciata da una madre velata, con un sorriso che puo’ essere interpretato come una sfida. Il vero messaggio é riportato sotto: « Vota FCPE”. Un rappresentante di estrema destra ha fiutato il buon affare e vedendo una madre velata che accompagnava una classe per partecipare ai dibattiti del Consiglio regionale  Bourgogne-Franche-Comté ,  le ha richiesto senza imbarazzo o educazione, di togliersi il velo. Il messaggio, lo conosciamo: «  Votez Rassemblement national !»

Diversi esponenti del mondo laico hanno denunciato questo atteggiamento, vergognoso e carico di odio. Altri purtroppo sono caduti in questa trappola. Attraverso questa polemica si é riaperto il dibattito sul velo delle accompagnatrici scolastiche.  Un dibattito sterile che non porterà da nessuna parte. La legge del 2004 permette di garantire la « pace scolastica ». Si applica al corpo insegnanti ma anche alle studenti, che in attesa di aver formato il loro pensiero critico e raggiunta la maggiore età, devono aspettare di scegliere se indossare o meno il velo.  La situazione è ovviamente molto diversa per i loro genitori. Sono adulti. Non abbiamo il diritto di imporre loro scelte filosofiche, come fossero degli studenti. Richiedere ad una madre di togliersi il velo è come punire un genitore per le sue convinzioni ideologiche e religiose.

Naturalmente, questo velo rappresenta una convinzione retrograda. Comprendo perfettamente che alcuni insegnanti e genitori possano essere preoccupati per il rischio di proselitismo, per il segnale inviato o per il modello offerto ai loro figli. Ma dobbiamo affrontarlo. Questi bambini vivono in un mondo dove esistono accoliti e bigotti. Impedire loro di vedere un velo non li prepara per niente ad affrontare questo mondo. Non é vietando all’altro di esistere nello spazio pubblico, per fatica democratica, pigrizia o vero e proprio odio, che saremo capaci di risolvere alcun conflitto di valori . 

Il Consiglio di Stato e il ministro dell’Istruzione hanno trovato il giusto compromesso. Il velo non va incoraggiato, ma non è vietato. Il preside di una scuola ha il sacrosanto diritto di rifiutare un accompagnante scolastico sulla base del suo proselito comportamento . Sulla base dei suoi commenti razzisti o fondamentalisti. La presenza del velo deve invitarlo ad essere più vigile. Punto. E’ il giusto equilibrio. Non tocchiamolo.

Le nuove generazioni stanno già lottando per cogliere la sottigliezza della legge del 2004. E’ una legge che non comprende il divieto ma neanche lo sforzo di flessibilità identitaria a cui aspira l’universalismo laico. Non faremmo altro che renderla vana, estendendo questo divieto dagli studenti ai genitori. Nessun bambino, così come nemmeno i suoi compagni di classe, può comprendere il perché dovrebbe essere vietato ad una madre di partecipare a una gita scolastica.

Al contrario, come manna dal cielo, questo approccio nutrirebbe la macchina del vittimismo, fomentando questi bambini contro la scuola pubblica ed il laicismo, aiuterebbe i collettivi contro l’islamofobia a piantare i loro picchetti davanti a tutte le scuole superiori, per poi posare difronte ai telegiornali, per commuovere e trovare nuove reclute. L’ immagine di questo bimbo in lacrime tra le braccia della madre velata, additata da questo rappresentante di estrema destra, rovina quindici anni di educazione laica. Così come l’immagine di una donna in burkini arrestata in spiaggia.

Allora, smettiamola di fornire queste immagini che ingrassano le fila dei fondamentalisti e dei razzisti. Usciamo da questa trappola. Rifiutiamole entrambe. Difendendo l’equilibrio della laicità, senza cedere alla tentazione dell’autorità. Alimentando pazientemente, con pedagogia e generosità, un ideale femminista che si opponga all’odio di questi accoliti e bigotti.

Caroline Fourest

Marianna

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