Generazione Greta

Le emozioni suscitate dal viso infantile di Greta Thunberg sorreggono uno specchio dove il fatalismo e il moralismo beato della nostra epoca si disputano.

In che modo e perché  ritenerla responsabile? Come spiegare così tanta rabbia e scherno verso una giovane attivista che non fa altro che ricordarci l’emergenza ambientale, l’importanza di salvare il pianeta per la sua generazione? Perché lei, giustamente, incarna quelli che sono i nostri problemi coscienza. E, forse anche, perché lo fa con i toni di un sermone. Moralista, angosciato, e che sembra abbandonare l’idea di progresso.

L’apocalisse è la. Tutti i segni lo dimostrano………

Questa angoscia è giustificata. La nuova frattura ideologica, quella che spazzerà via tutto, i nostri egoismi e crisi di identità, è certamente ambientale. Come ogni ideologia che si impone in nome della necessità, essa tende ad una fastidiosa semplificazione. Finiremmo per credere che esistono solo due campi – a favore o contro il pianeta -, se possibile evocandol’apocalisse. Ma, per una volta, non siamo così distanti dalla realtà.  L’apocalisse è la. Tutti i segni lo dimostrano: il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai, le foreste che bruciano ed i nostri oceani che soffocano sotto continenti di plastica.

I « climato-scettici »  si sbagliavano. Così come i cinici. Il pianeta sta morendo. Non si rigenererà senza un cambiamento drastico del nostro comportamento. Senza rinunciare alle cannucce di plastica, senza riciclare i nostri rifiuti e soprattutto senza cambiare fonti di energia. Resta da trovare il modo più efficace per preservare sia il nostro pianeta che i privilegi acquisiti. Ed é proprio questo il punto piu’ appassionante. Ed é li che i fronti si complicano.

In questo nuovo sistema ideologico, ci saranno un’estrema sinistra, un’estrema destra, una sinistra, una destra ed un centro ambientalista. Ossessionati dalla purezza naturalistica, recessionisti fanatici,  spiriti che dovrebbero essere inorriditi dal loro stesso radicalismo, e timorosi che ancora non hanno capito.

E Greta Thunberg, in mezzo a tutto questo? Dove posizionarla? Che tipo di ambientalismo propone?

Tutti possono riconoscersi nel suo sguardo cupo su Donald Trump, nella sua rabbia, nei suoi avvertimenti. In un mondo in cui gli Stati Uniti si puliscono i piedi sull’accordo di Parigi, dove l’Amazzonia brucia e dove l’inquinamento ci soffoca, abbiamo bisogno di bambini disgustati. Che si alzano e urlano. Ma che, anche, siano propositivi.

Lasciamo che i bambini ci parlino e persino che ci rimproverino. Ascoltiamoli. Ma insegniamo loro che una utopia non porta a nulla di buono se non tiene conto della realtà.

« Demain est à nous” (Il domani é nostro)il bellissimo film di Gilles de Maistre, regista talentuoso e molto capace nel saper scegliere i suoi personaggi, ne é pieno, di questi bambini determinati. Ci mostra una generazione in movimento, ai quattro angoli del mondo, che ha capito e che sta agendo. Si chiamano Cris, José o Aïssatou. Lottano contro la povertà, i matrimoni forzati o per la raccolta differenziata dei rifiuti.

José vive in Perù, uno dei paesi più poveri dell’America Latina. Lì i bambini lavorano invece di andare a scuola. All’età di 13 anni, ha avuto l’idea di aprire dei conti bancari che permettano a migliaia di bambini di trasformare il riciclaggio dei rifiuti in cambio di un conto che gli permetta di pagare per la loro istruzione. Naturalmente, questi bambini non agiscono da soli. Lo fanno con l’aiuto di un genitore, a volte del governo o di una ONG. Alcuni sono strumentalizzati. Altri sono davvero motivati e determinati. E, forse, é questa la cosa più difficile da ammettere: i bambini pensano, e lo fanno sempre più giovani.

« Ascoltateci »: questo è un po’ ilmessaggio che José manda agli adulti nel film di Gilles de Maistre. Un messaggio forte in un paese con forti tradizioni, dove il passato pensa di aver sempre ragione sul futuro. E’ un po’ diverso nei nostri paesi. A livello mediatico, « il minoritario », il più piccolo, il vaso di terracotta, riesce ad imporsi sempre più sulla maggioranza ed i vasi di ferro. Greta Thunberg ne è un esempio perfetto. Le sue posture, le sue emozioni apprese e ripetute, il suo richiamo ad una moralità scontata, risuonano, ma possono anche legittimamente irritare.

La sua voce, il suo viso, sono necessari. Peccato che il suo messaggio sembri essere riassunto in un solo: « Non prendete più l’aereo e non mangiate più carne, altrimenti ucciderete i vostri figli! »

L’ambientalismo ha bisogno di attivisti, e anche di mascotte, ma non di guru. Lasciamo che i bambini ci parlino e persino che ci rimproverino. Ascoltiamoli. Ma insegniamo loro che l’utopia non porta a nulla di buono se non teniamo conto della realtà  Se non cerchiamo soluzioni. E che possiamo trovarle attraverso l’innovazione.

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