QUESTA VECCHIA ONDA

La confusione che annuncia la cerimonia dei Cesar 2020 mescola due polemiche. La prima é rivolta all’organizzazione della cerimonia, una delle più belle feste del cinema francese, completamente autofinanziata, salvata dal naufragio dai suoi membri storici, e dove il comitato annuncia la sua apertura verso le nuove generazioni e la parità.  

Di scarso interesse, questa disputa familiare si é concentrata più su di una rottamazione che su il femminismo. Il vero dibattito é, invece, incentrato sulla scelta dei candidati nominati da parte dei 4.300 elettori che compongono l’Accademie des Cesar. In grande maggioranza uomini. Tecnici, registi, produttori … Come agli Oscar, un vento di nostalgia virile sembra soffiare sulle nomination. Come un contraccolpo dopo l’affare Weinstein.

A Hollywood, nessuna donna ha avuto diritto alla minima nomination nella categoria « miglior regista”. Neanche la realizzatrice di « Piccole donne », tuttavia nominato tra i migliori film. Ma il suo capo operatore, si.  

In Francia, ad eccezione di « Ritratto della ragazza in fiamme », tutti i film ad aver dominato la selezione portano il segno di una certa nostalgia per il prisma maschile. Un numero incredibile di film diretti da donne o che hanno messo in evidenza personaggi femminili sono stati ignorati. Come il sublime « Holy Lands » di Amanda Sthers o la ben riuscita Sibyl di Justine Triet. Persino quando registi uomini hanno messo in valore ruoli femminili da protagonista, sono stati disprezzati!  

Come “Il mio profilo migliore », magnificamente interpretato da Juliette Binoche e diretto da Safy Nebbou, con un’incredibile sensibilità femminile. Per non parlare del grande assente ai Césars 2020, probabilmente il più invisibile di tutti: « Le Invisibili », di Louis-Julien Petit. Un piccolo gioiello nella lotta contro l’esclusione, sublimamente incarnato da Audrey Lamy. Probabilmente i poveri sono più esotici se interpretati da ragazzi, specialmente se riproducono l’ennesima versione di “L’odio » e rubano un titolo che ha già funzionato.  

Per di più, quest’anno, le nominations hanno consacrato due registi citati in giudizio per atti di violenza maschile. Polanski si guadagna l’intera polemica con dodici nomination. Un numero che corrisponde al numero di donne che lo accusano di stupro. Impossibile, tuttavia, ricordare la fedina del regista dei “Miserabili » – che quest’anno avrà vinto tutto – senza essere etichettato nella « fascio-sfera ». Basti dire osate il femminismo o la sinistra vittimista, di cui conosciamo i combattimenti selettivi, non andranno su questo terreno.

 Al contrario, una delle giornaliste di Mediapart, Marine Turchi, ha appena firmato un ottimo documento su « Le Masque et la Plume », per il quale ha dovuto sorbirsi (la compatiamo) 96 edizioni. Il suo verdetto è senza appello. L’emissione che in Francia fa critica dal 1955, é anche il tempio dello sguardo maschile, di coloro che assicurano il suo dominio sul cinema francese. 

Solo Roman Polanski e Woody Allen sono belli ai loro occhi. I loro sadici cronisti massacrano sistematicamente tutti i film, ma raddoppiano rabbia e risate grasse se si parla di film realizzati da donne o che hanno la sfortuna di eroizzare la donna. A volte l’abuso verbale richiederebbe un richiamo all’ordine. Dopo il mio film, Sisters in arms, uno dei cronisti, Xavier Leherpeur, è stato portato via: “Che torni a difendere le donne, i finocchi e tutto ciò che vuole!” Ed é ancora peggio quando questi signori parlano delle attrici, di cui hanno notato le « natiche molle ». Così come nel calcio, i cliché razzisti abbondano. I film asiatici apostrofati: “Un altro film di bacchette. » Le attrici nere e arabe raramente hanno cognomi o addirittura nomi: « L’araba recita come una patata. »  

E sono queste le voci che il piccolo mondo del cinema ascolta prima di andare a vedere, o meno, i film della selezione dei Cesar. E voilà, ecco dove si annida il male ed il maschio. Tra questi giudici, che gridano al capolavoro non appena un aggressore rievoca l’odio o si finge essere Dreyfus. Ma riducono a pezzettini qualsiasi film che osa uscire dagli schemi riservati al femminile. A vostra scelta, un ritratto intimo o il lamento della vittima. 

E’ di un nuovo sguardo di cui abbiamo bisogno. A forza di risacca e nostalgia, la vecchia onda inizia a puzzare.

Caroline Fourest

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