L’intervista; «Così l’Europa subisce il ricatto di Ankara»

Con la questione dei rifugiati ci tiene in pugno La più dura è Merkel A Parigi Lo stesso Macron si è dimostrato troppo debole. In Kurdistan è in atto un massacro

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

PARIGI Caroline Fourest, saggista e documentarista francese, si interessa da tempo alla Turchia e alla questione curda. Sta per cominciare le riprese di Red Snake , il suo primo lungometraggio di fiction, una co-produzione franco-italiana sulle combattenti curde con Jasmine Trinca e Golshifteh Farahani.

Come affrontare Erdogan? Il «dialogo esigente» teorizzato dal presidente francese Macron secondo lei è il modo giusto?

«Onestamente anche Macron, che aveva debuttato benissimo sulla scena internazionale, si dimostra troppo debole sul dossier turco, non è all’altezza della situazione. La Turchia sta massacrando i combattenti curdi che ci hanno permesso di sconfiggere l’Isis. Quello che sta succedendo a Afrin, nel Nord della Siria, è una vergogna. I soldati turchi invocano il califfato prima di tagliare i seni delle soldatesse curde catturate vive, come è successo a Barîn Kobanê, una donna di 23 anni. Le immagine dei civili bombardati dovrebbero indurci a un altro tono nei confronti di Erdogan».

Perché non succede?

«L’Europa non è in grado di fare valere i suoi principi perché è sotto il ricatto della Turchia sui migranti».

Quando Macron ha ricevuto Erdogan all’Eliseo gli ha ricordato a lungo le violazioni dei diritti dell’uomo.

«Sì ma poi sul massacro dei curdi ad Afrin Macron non ha pronunciato le parole giuste. La nostra bussola è piuttosto la Germania, la cancelliera Merkel ha verso Erdogan un atteggiamento molto più duro, l’unico degno in questo momento».

Pensa che Erdogan non andrebbe incontrato?

«Il dialogo va bene, ma bisogna vedere per dire cosa. Erdogan commette atti di ingerenza grazie alle sue reti di fanatici e perseguita i suoi oppositori nel cuore dell’Europa. Nel Nord della Siria c’è stato un trasferimento dei poteri dall’Isis ai soldati turchi, Dabiq è passata dagli uni agli altri senza bisogno di combattere. Erdogan si pone come leader dell’Islam politico».

Il contro-argomento classico è che bisogna tenere un legame con la Turchia, non abbandonarla alla deriva.

«Ma la Turchia è già alla deriva, non può essere più radicale di così. Anzi, dovremmo porci la questione della sua permanenza nella Nato, organizzazione che ha dei difetti ma è fondata sul principio della difesa della libertà».

Stefano Montefiori

4 février 2018

Corriere della Sera

Tariq Ramadan: stato di fermo per due casi di stupro

L’islamologo Tariq Ramadan, di nazionalità svizzera, è stato ieri posto in stato di fermo in Francia e interrogato dalla polizia nel corso di un’indagine preliminare su due casi di stupro e violenze. Ramadan, che è nipote del fondatore egiziano dei Fratelli musulmani, in Francia è accusato da due donne per fatti avvenuti nel 2009 e nel 2012. Anche in Svizzera ci sono delle accuse contro di lui, provenienti da 4 donne, alcune delle quali affermano di aver subito violenze quando erano minorenni e Ramadan, che era loro professore, aveva agito come il capo di una setta. Quando le prime accuse sono state rese note, l’università di Oxford, dove Ramadan aveva un incarico di insegnamento di studi islamici contemporanei, ha sospeso dal novembre scorso i corsi dell’islamologo.

È stato il movimento #balancetonporc (la versione francese di #metoo) che ha permesso a Henda Ayari, una ex salafista che poi ha abbandonato la deriva religiosa, di denunciare Ramadan. Henda Ayari qualche anno fa aveva descritto in un libro l’aggressione di cui era stata vittima, ma senza fare nomi. Invece, sull’onda dello scandalo Weinstein, ha precisato i fatti che addebita a Ramadan. Per chiedergli consiglio, afferma di aver concordato un appuntamento in un hotel parigino. Ma nella hall c’era rumore e troppi sguardi, Ramadan avrebbe così suggerito alla ragazza di continuare la conversazione nella stanza d’albergo, più discreta: «Si è permesso gesti, atteggiamenti e parole che non avrei potuto immaginare. Quando mi sono ribellata, quando gli ho detto di smettere, mi ha insultata e umiliata. Schiaffeggiata. Usato violenza». Una descrizione analoga riguarda l’altro caso. I fatti sarebbero avvenuti nel 2009, in un hotel di Lione. La denuncia parla di «grande brutalità» da parte di Ramadan e di utilizzazione della sua posizione considerata carismatica in ambienti legati all’islam conservatore.

L’islamologo ha reagito, denunciando (su Facebook) una «campagna di calunnie» fatta dai «nemici di sempre». Ramadan si è anche rivolto alla giustizia contro la saggista Caroline Fourest, che da anni indaga sul comportamento dell’islamologo e ha raccolto testimonianze di violenze subite.

Tariq Ramadan è una figura controversa, predicatore di successo, soprattutto tra i giovani, che per vantare la propria «modernità» non ha trovato di meglio che difendere una «moratoria» sulla lapidazione delle donne adultere nei paesi musulmani che applicano questa forma di repressione. Nipote di Hassan El-Banna, fondatore dei Fratelli musulmani, ha 55 anni ed è sposato con una francese convertita, 4 figli. Nel 2004, George Bush gli impedisce di risiedere negli Usa, dove era stato invitato dall’università Notre Dame dell’Indiana. In Francia, già nel ’95, dopo degli attentati islamisti, gli era stata negata l’entrata. Dopo gli attentati del novembre 2015, vuole la nazionalità francese, ma l’allora primo ministro, Manuel Valls, non dà seguito alla domanda. Ramadan, comunque, a Parigi continua a insegnare all’Istituto islamico di formazione all’etica.

Anna Maria Merlo

31 janvier 2018

il manifesto

“Schiaffi e pugni, poi lo stupro”. Due donne contro Tariq Ramadan

Francia, il teologo star dell’islam travolto dalle denunce. Dopo la scrittrice Ayari, il drammatico racconto di Christelle

Fioccano testimonianze in Francia contro Tariq Ramadan, il teologo star dell’islam travolto da una seconda accusa di stupro in dieci giorni. Dopo la scrittrice Henda Ayari, Christelle, una francese di 45 anni convertitasi all’islam, ha denunciato gli episodi di ultraviolenza di cui si dice vittima. «Una campagna di calunnie» orchestrata dai «nemici di sempre», ribatte su Facebook lo studioso con passaporto elvetico, rivoltosi anch’egli alla giustizia per fermare ciò che definisce la «macchina del fango». La cruda testimonianza di Christelle – nome di fantasia per il timore di ritorsioni – ha scosso un Paese già turbato dal caso Weinstein, anche se gli alti esponenti dell’islam di Francia osservano il massimo riserbo, in attesa che la giustizia faccia il proprio corso.

La presunta aggressione risale al 2009. La francese disabile con un tutore alla gamba sogna di incontrare l’illustre prof di Oxford per una consulenza spirituale. Comincia uno scambio epistolare, un anno di corrispondenza, prima che lui accetti di riceverla. L’appuntamento viene fissato a margine di una delle sue tante conferenze all’Hotel Hilton di Lione. Ramadan accoglie la donna nella hall, poi le propone di continuare il colloquio in camera, dinanzi a un tè. La fiducia della donna è totale, difficile non soccombere al fascino di questo maestro di dialettica dall’allure principesca, nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani. E però, racconta Christelle nella testimonianza alla polizia rivelata da Le Monde, è l’inizio dell’inferno: Ramadan affonda un calcio contro le stampelle della donna poi l’apostrofa minaccioso: «Mi hai fatto aspettare, ora la pagherai cara». Nel film di quei momenti la donna evoca schiaffi, pugni nello stomaco, fino alla sodomia e al doppio stupro. «Ho urlato di dolore, gridando basta», ma sull’Arancia Meccanica di Lione non è ancora scritta la parola fine. «Più urlavo, più picchiava», insiste la donna, che di quelle botte dice di conservare i referti medici. Fino al devastante epilogo: «Mi ha trainata per i capelli in tutta la stanza, poi mi ha portata nella vasca da bagno per urinarmi addosso».

Un episodio seccamente smentito dal diretto interessato, ma il cui livello di brutalità ricorda quello descritto da Henda Ayari, la prima a denunciare il prof di Oxford il 20 ottobre. «Mi ha strangolata talmente forte che pensavo di morire», ha raccontato ieri al Parisien. Ex salafita, la donna scelse nel novembre 2015 di togliersi il jilbab indossato da quando era ventunenne e denunciare il marito fondamentalista violento. Anch’essa cercò consiglio in Ramadan ma lui, stando alla versione dei fatti, ricambiò con stupro e minacce di morte ai figli. La speranza – ha detto – è che adesso «altre vittime osino parlare e denunciare questo guru perverso che usa la religione per manipolare le donne». Ayari presiede l’associazione Libératrices e ha scritto un libro sulla sua esperienza. «Un comportamento degno di Weinstein, forse più violento», tuona la scrittrice e paladina della Laicità, Caroline Fourest. Sull’inchiesta per stupro e minacce di morte indaga la procura di Parigi.

La Stampa

PAOLO LEVI

L’intervista; «È il nuovo machismo, fomentato dalla religione»; La femminista Fourest: «Uscire in gonna in certi quartieri diventa un gesto di coraggio»

Razzismo e sessismo Capita che le vittime preferite del razzismo siano le principali responsabili del sessismo

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

PARIGI «Bisogna essere prudenti, l’inchiesta non è ancora finita. Ma bisognerebbe essere ciechi per non vedere che l’intolleranza sta crescendo, che certi giovani si comportano da machisti violenti. L’ascesa del machismo nei quartieri popolari non è una novità». Caroline Fourest, femminista autrice di molti saggi tra cui «La tentazione dell’oscurantismo», schierata contro l’estrema destra e contro l’integralismo islamico, non è sorpresa dai fatti di Tolone.

È possibile legarli alla questione religiosa e all’islamismo?

«Inutile girare intorno al problema, al di là del caso specifico il machismo oggi esplode perché c’è un ritorno dei valori tradizionali e religiosi, che danno la sensazione a qualcuno di essere autorizzato a fare la morale agli altri».

Come il 31 dicembre a Colonia, quando le donne furono molestate perché erano occidentali e quindi troppo libere?

«Gli aggressori possono essere più o meno praticanti, ma sarebbe naïf ignorare il legame tra l’aumento della violenza integralista e il fatto che dei machisti si autorizzano a richiamare le donne all’ordine su come si vestono. Non sono automatismi ma fanno parte di un clima, e il fondamento di tutto è il ritorno della dominazione maschile. Il punto comune tra i fatti di Colonia, le aggressioni per strada o l’ascesa di un radicalismo più strutturato e religioso, è il ritorno del machismo, nella sua forma più violenta e volgare».

Il machismo precede la religione?

«Andrei più lontano, direi che il ritorno della religione dipende dal desiderio di ritornare alla dominazione maschile. Le nuove generazioni si attaccano alle motivazioni religiose perché queste offrono loro il pretesto di potere insultare le donne per strada, di picchiarle, di sfogare la loro frustrazione. I Paesi arabi o musulmani non sono certo i soli a conoscere questo fenomeno. C’è una cultura patriarcale che prospera a quanto più l’identità religiosa è forte, perché tutte le religioni favoriscono il machismo. Ma quando uno cresce in una cultura in cui la religione è così esacerbata, ha più facilmente la sensazione di potersi comportare come un piccolo tiranno».

Quanto conta la polemica sul burkini?

«Il compito della democrazia è veramente difficile, perché bisogna trovare un equilibrio sottile. Io ho preso posizione contro le ordinanze anti-burkini, ma quell’indumento è il sintomo di un regresso terribile. Il miglior modo di dissuadere dalla moda machista del burkini è di educare alla parità nella scuola laica, non attraverso i divieti in spiaggia. Il Consiglio di Stato ha fatto bene a cassare le ordinanze dei sindaci, ma allo stesso tempo è giusto affrontare il problema, difendere la parità nella scuola, lavorare alla radice perché questo machismo indietreggi».

Come giudica le femministe francesi al riguardo? Forse timide?

«Confondono rispetto del diritto e abbandono della lotta femminista. La maggior parte delle femministe sono anche militanti anti-razziste. Anche io lo sono. E infatti oggi è difficile condurre due battaglie allo stesso tempo, lottare contro il razzismo e anche contro il sessismo, perché capita che le vittime preferite del razzismo siano talvolta anche i principali responsabili del sessismo. Io sono femminista, laica e anti-razzista, non rinuncio a nessuna delle tre lotte».

Quest’estate, durante un incontro pubblico a Milano, lo scrittore Michel Houellebecq ha detto che le donne italiane si vestono in modo più attraente delle francesi, perché queste ultime ormai hanno paura di essere infastidite per strada. Lei ha la stessa impressione?

«Non saprei se ci sono davvero differenze tra Milano e Parigi. Ma è vero che nei quartieri popolari, in Francia, andare in giro in gonna o in pantaloncini corti è diventato un gesto di coraggio. Vent’anni fa non era così».

Stefano Montefiori

9 septembre 2016

Corriere della Sera

Il dibattito; Charlie Hebdo duello francese

Due intellettuali francesi si scontrano in questi giorni – per libri interposti – su blasfemia, Charlie Hebdo e libertà di espressione. Il solo fatto che simili questioni siano oggetto di dibattito e controversia indica quanto siamo già lontani dallo «spirito dell’11 gennaio», quando milioni di francesi scesero in piazza con i manifesti «Je Suis Charlie» in solidarietà con le vittime degli attentati. «Chi è Charlie?» si interroga in un saggio lo storico e sociologo Emmanuel Todd . «Ho vissuto l’11 gennaio come un lampo totalitario, tutti parlavano di libertà ma per la prima volta in vita mia ho avuto paura di esprimermi». Perché per Todd, quei quattro milioni di francesi in piazza «sono stati una perdita di sangue freddo, una pura e semplice truffa. È stata la difesa del diritto incondizionato a calpestare Maometto, personaggio centrale di un gruppo debole e discriminato».

In questo clima di riflusso, l’«Elogio della blasfemia» di Caroline Fourest sottolinea che molti adesso, a quattro mesi dagli attentati, incolpano i disegnatori perché «se la sono cercata»; tesi che ricorda l’«aveva la minigonna» degli stupratori di un tempo. E chi evoca le disuguaglianze sociali in Francia come giustificazione dimentica che i grandi terroristi islamici – da Osama Bin Laden a Jihadi John – sono istruiti e benestanti, mentre è un musulmano sans papiers Lassana Bathily, l’eroe che ha salvato sei ebrei durante l’attacco al supermercato kosher.

Stefano Montefiori

Corriere della Sera

Charlie Hebdo: Sky News censura vignetta in diretta.

(ANSA) – LONDRA, 15 GEN – La tv britannica Sky News ha di fatto censurato la vignetta su Maometto che piange apparsa sull’ultimo numero di Charlie Hebdopubblicato ieri dopo la strage di Parigi.

La giornalista Caroline Fourest, ex collaboratrice della rivista satirica, mentre era intervistata in diretta dal canale all-news ha tentato inutilmente di mostrare l’ultima copertina del magazine ma subito la regia ha tagliato il suo intervento ed è tornata a inquadrare la conduttrice. Il video con la scena imbarazzante è stato pubblicato su media e social network. (ANSA).

Parigi, investita poliziotta ma è un incidente. Ministro Giustizia: « Possiamo disegnare tutte le religioni »

Tensione alle stelle nella Capitale, dove un’auto in fuga dopo aver travolto un ‘agente fa scattare l’allarme. Hollande: « Musulmani prime vittime del fanatismo ». Ministro della Giustizia: « Nel Paese di Voltaire siamo in grado di ritrarre tutto, compreso un profeta ». Celebrati i funerali di Wolinski e Tignous PARIGI – « La libertà di religione » è essenziale, e « non si uccide in nome di Dio ». La « libertà di espressione è un diritto, ma anche un dovere ». Neppure, dice ilPapa in volo verso Manila, « si offende la religione », ma in questo caso « non si reagisce con violenza ». Papa Francesco così ha parlato, facendo un chiaro riferimento ai fatti di Parigi.

E il diritto alla libertà di espressione è stata ribadita dal ministro della Giustizia, Christiane Taubira: in Francia « siamo in grado di disegnare tutto, compreso un profeta perché in Francia, il paese di Voltaire e dell’irriverenza, abbiamo il diritto di prendere in giro tutte le religioni », ha detto il ministro francese.

Tensione alle stelle. A Parigi la tensione resta altissima: è scattata di nuovo la paura per un semplice incidente stradale. Stanotte una poliziotta di guardia davanti al palazzo dell’Eliseo è stata investita da un’auto con quattro persone all’interno. Immediatamente si è pensato a un nuovo attacco deliberato, stavolta contro il simbolo della presidenza francese: si tratterebbe invece – secondo fonti della polizia citate da Libération – di un’auto che si è data alla fuga per evitare un controllo. « Il conducente – spiega la fonte al quotidiano francese – non era ubriaco e non aveva il profilo di un giovane radicalizzato ».

L’episodio è avvenuto dopo mezzanotte a rue du Faubourg Saint-Honorè, a pochi metri dal palazzo della presidenza. Una Clio nera che procedeva in senso vietato è stata fermata dalla poliziotta. Il guidatore, un ragazzo di 19 anni, sarebbe a questo punto andato nel panico e avrebbe accelerato, investendo la donna in divisa, facendola finire sul tetto del veicolo, e poi dandosi alla fuga. Inseguiti, il guidatore e la persona che era al suo fianco sono stati raggiunti e arrestati. Gli altri due sono in fuga. La poliziotta è stata ricoverata in osservazione, ferita al polso, al ginocchio e alla schiena. Anche il presidente François Hollande si è recato sul posto.

IL LIVEBLOG

Fondatore Charlie si dissocia. Intanto si apre una crepa all’interno di Charlie Hebdo: Delfeil de Ton, 80 anni, uno dei fondatori del giornale, dal 1975 a Le Nouvel Observateur, si dissocia dalla linea del settimanale satirico. « Ce l’ho veramente con te, Charb »: in sei parole l’ex vignettista esprime tutto il suo dissenso nei confronti della provocazione ad ogni costo che fa parte del bagaglio del periodico satirico. « Che bisogno c’era di questa escalation a tutti i costi? », si chiede. Delfeil de Ton se la prende con il suo amico Charb: era un « ragazzo brillante », ammette, ma « un testardo » che ha portato alla morte la sua redazione. De Ton ricorda quando Charb decise, nel novembre 2011, di dar vita al famoso numero del giornale ribattezzato per l’occasione ‘Charia Hebdo’: « Che bisogno c’era di trascinare tutti in questa escalation? ». Poco dopo quella pubblicazione, i locali della redazione furono incendiati. Delfeil de Ton ricorda che Wolinski, il vignettista di Charlie Hebdo più celebre, anche lui assassinato dai fratelli Kouachi, riteneva questa provocazione contro i musulmani un’idiozia, e disse: « Credo che siamo degli incoscienti e degli imbecilli che corriamo un rischio inutile. Tutto qui. Ci si crede invulnerabili. Per anni, decine di anni, si fa provocazione e poi un giorno la provocazione si ritorce contro di noi. Non bisognava farlo ». Wolinski è morto, e Delfeil de Ton aggiunge: « non bisognava farlo, ma Charb l’ha fatto ancora l’anno dopo, nel settembre 2012 ».

Hollande: « Musulmani prime vittime estremismo ». Il presidente francese, in un discorso all’Istituto del mondo arabo di Parigi, ha sottolineato che « il fondamentalismo islamico si nutre di tutte le contraddizioni, delle povertà, dei conflitti non risolti da troppo tempo, e sono i musulmani ad esserne le prime vittime ». Per questo, ha invitato di nuovo a « evitare le confusioni » tra estremisti violenti e musulmani moderati e a rimanere uniti. « Gli atti contro i musulmani, così come l’antisemitismo – ha proseguito Hollande – devono essere non solo denunciati, ma puniti con severità ». E ha ribadito che la Francia si impegna a « difendere tutti i suoi cittadini » indipendentemente dalla religione.

Celebrati i funerali di 5 vittime dell’attacco. Otto giorni dopo l’attacco che ha decimato la sua redazione, Charlie Hebdo, anche oggi richiestissimo nelle edicole francesi, ha sepolto i suoi vignettisti Wolinski e Tignous, figure di punta del settimanale satirico, e tre altre vittime.

SETTE GIORNI DI TERRORE – LA CRONACA

Turchia critica con Charlie. Il giorno dopo la pubblicazione del nuovo numero di Charlie Hebdo, il premier islamico-conservatore turco, Ahmet Davutoglu, ha criticato la pubblicazione delle nuove caricature del profeta Maometto sul settimanale satirico, facendo notare che la libertà di espressione non è « libertà di insultare ». « La pubblicazione della caricatura è una grave provocazione: la libertà di stampa non significa libertà di insultare », ha detto Davutoglu ai giornalisti, prima di partire da Ankara alla volta di Bruxelles. « Non possiamo accettare gli insulti al profeta » Maometto, ha insistito. Il premier, poi, ha accusato il capo del governo israeliano Benjamin Netanyahu di ave commesso crimini contro l’umanità paragonabili a quelli commessi dai « terroristi » di Parigi. « Come i terroristi che hanno perpetrato i massacri di Parigi, Netanyahu ha commesso crimini contro l’umanità, alla guida di un governo che ha massacrato dei bambini che giocavano sulle spiagge di Gaza » ha detto Davutoglu in una dichiarazione trasmessa dalle tv turche.

Merkel: « Germania non è sicura se non lo è Francia ». « La Germania e la Francia sono unite da un’amicizia speciale e in questi difficili giorni stanno insieme. Siamo, insieme, consapevoli del fatto che non esista sicurezza in Germania, se non vi è sicurezza in Francia ». Ne è sicura la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha parlato al Bundestag in merito agli attentati di Parigi, sottolineando che la storia e il destino dei due Paesi è « inseparabile ». Poi ha aggiunto che « non è consentita alcuna discriminazione o sospetto generale sull’islam. Come cancelliera proteggo l’Islam, e così fa questo Parlamento ».

Mosca vieta vignette Charlie, sito le oscura. Le vignette pubblicate ieri da Charlie Hebdo hanno fatto il giro del mondo, ma l’agenzia federale russa per il controllo dei media, Roskomnadzor, ha ordinato al sito « Agenzia delle notizie business » di San Pietroburgo di cancellare dalla sua homepage la foto della copertina dell’ultimo numero del giornale satirico francese. A detta di Roskomnadzor, le vignette sul Profeta violano la legge contro l’estremismo e non vanno pubblicate. Lo riporta la radio Eco di Mosca. Avvertimenti in tal senso erano stati inviati nei giorni successivi alla strage di Parigi a diverse sedi regionali dell’agenzia, tra cui Perm, Komi e Kamchtaka.

Sky News censura vignetta in diretta. La tv britannica Sky News ha di fatto censurato la vignetta su Maometto che piange. La giornalista Caroline Fourest, ex collaboratrice della rivista satirica, mentre era intervistata in diretta dal canale all-news ha tentato inutilmente di mostrare l’ultima copertina del magazine, ma subito la regia ha tagliato il suo intervento ed è tornata a inquadrare la conduttrice. Il video con la scena imbarazzante è stato pubblicato su media e social network.

Giornale algerino:  »Siamo tutti Maometto ». Il quotidiano algerino Echouoruk ha lanciato un’iniziativa contro la rivista Charlie Hebdo, che ha pubblicato nuovamente le vignette considerate offensive nei confronti di Maometto. In prima pagina, il quotidiano ha titolato  »Siamo tutti Mohammed » in risposta alle vignette francesi.  »Siamo contro le offese al profeta e contro il terrorismo », si legge ancora. Il giornale accusa l’Occidente di ipocrisia, mostrando una vignetta con un carro armato che passa sopra i resti di Gaza, Mali, Iraq e Siria con su scritto  »Io sono un carro armato ». Secondo il vicedirettore del quotidiano, Rashid Ould Bousifa,  »la rivista francese ha sfruttato l’attacco subito per stampare tre milioni di copie con le vignette su Maometto ».

Coulibaly a Madrid a inizio gennaio. Amedy Coulibaly, autore dell’attacco contro un supermercato kosher di Parigi, a inizio gennaio ha soggiornato a Madrid. Lo ha fatto sapere il giornale spagnolo La Vanguardia, secondo cui sarebbe stato nella capitale tra il 30 dicembre e il 2 gennaio, insieme con una persona non identificata. Già si sapeva che la compagna dell’uomo, Hayat Boumeddiene, è passata da Madrid nello stesso periodo, per raggiungere Istanbul da cui è entrata in Siria l’8 gennaio.

Hacker islamisti in azione, 19mila siti presi di mira. Negli ultimi quattro giorni, 19mila siti internet francesi sono stati attaccati da hacker islamisti. Lo afferma il sito specializzato in sicurezza informatica ZatazMag. La cifra è stata citata anche dal vice-ammiraglio Arnaud Coustillière, ufficiale generale per la cyberdifesa dello Stato maggiore, che ha garantito la serietà della fonte.

15 janvier 201513:39La Repubblica.it