Coronavirus: salvare la felicità adattandosi

« Quando una disgrazia planetaria colpisce, nessuno ha una ricetta magica. (…) C’è chi accetta di adattarsi, anche se ciò implica il rimettersi in questione, e chi pensa di poter continuare ad andare avanti, sullo stesso cammino, dall’inizio alla fine del percorso.

« La felicità è la più grande tra le conquiste, un traguardo contro il destino che ci viene imposto « , diceva Camus. Quando una disgrazia planetaria colpisce, nessuno ha una ricetta magica. La vera frattura separa meno le ideologie che i temperamenti. C’è chi accetta di adattarsi, anche se ciò implica il rimettersi in questione, e chi pensa di poter continuare ad andare avanti, sullo stesso cammino, dall’inizio alla fine del percorso.

I nazionalisti avevano ragione nel metterci in guardia circa la necessità di re-industrializzare e de-localizzare. I sostenitori dell’Europa politica non avevano torto nell’insistere sulle virtù della solidarietà tra Stati e sulla mutualizzazione degli sforzi che ciò consente. I sostenitori del principio di precauzione hanno avuto ragione nel voler confinare al più presto. I pragmatici non hanno torto nel voler de-confinare appena possibile.

STATO PROTETTIVO  

All’inizio della crisi, è stato molto importante sacrificare l’economia per poter salvare gli ospedali da un’ondata che li avrebbe sommersi. Frutto delle nostre inadempienze, questo trattamento da cavallo non può durare in eterno senza distruggere più di quanto possa salvare. A differenza della classe medica, la classe politica deve integrare nell’equazione il costo sociale e umano di una tale privazione nella società. Il deterioramento della salute mentale. L’esplosione di violenze familiari e delle disuguaglianze. E, naturalmente, i fallimenti. Anche loro uccideranno.

Siamo fortunati a vivere in uno stato protettivo, con un governo che promette di aiutare le imprese più fragili. Le assicurazioni devono prendere parte allo sforzo. Ed anche gli imprenditori devono adattarsi. I cantieri potrebbero riprendere grazie a nuovi protocolli sanitari. Ma perché costringere le librerie a chiudere? Avremmo potuto semplicemente limitare il numero di persone che vi accedono, in maniera molto più sicura che in un negozio di alimentari. Libri e pensieri sono beni essenziali, soprattutto in questo momento. Avremmo bisogno di immaginazione.  

FELICITÀ COLLETTIVA

Ci sono mille applicazioni da inventare per offrire servizi sicuri, come i parrucchieri a domicilio, dopo il confinamento. I ristoratori potrebbero mettere in piedi delle consegne a domicilio o proporre street-food di qualità, spaziare i loro tavoli, immaginare set di posate usa e getta, camerieri con guanti e divisori in plexiglas, come in Asia. Non sarà piacevole, ma decisamente meglio di niente. Similmente per le altre attività legate al tempo libero o per gli affitti privati. Se vogliamo areare e sostenere la nostra economia quest’estate, avremo bisogno di numerose certificazioni e formule che offrano attività ricreative protette da protocolli di igiene e rigide regole di non promiscuità. 

Solo così saremo in grado, nonostante la distanza sociale imposta da questo dannato virus, di raccogliere un po’ di felicità collettiva grazie alla capacità di evolvere. In questo campo, possiamo esserne certi. L’umanità non ne é mai stata sprovvista.    

Caroline Fourest

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